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Ultimo aggiornamento: 8:02
“Al tavolo anti erosione il balneare che ha sbancato le dune e ha provocato l’erosione”: l’accusa politica (tutta da dimostrare) arriva dal Salento dopo il crollo dell’arco naturale accaduto il 14 febbraio a Sant’Andrea di Melendugno; un avvenimento che ha acceso l’attenzione sul fenomeno dell’erosione costiera e anche sugli interventi umani che la accelerano. “Anche se si tratta di fenomeni naturali inesorabili e irreversibili, siamo chiamati a dare risposte alle comunità interessate direttamente su situazioni serie e delicate, che hanno a che fare con l’ambiente, il patrimonio pubblico e la sicurezza” spiega il presidente della Provincia di Lecce, Fabio Tarantino, che ha insediato una cabina di regia territoriale per programmare gli interventi e i relativi finanziamenti.
Al tavolo siedono le istituzioni (i comuni costieri, i parchi regionali e la Soprintendenza), una associazione ambientalista e i sindacati degli imprenditori balneari. E proprio qui scatta la polemica, perché a rappresentare il Sindacato Balneari Italiani di Confcommercio sedeva il suo presidente, Vito Vergine, patron del celebre lido Maldive del Salento a Pescoluse, marina di Salve. Proprio su Vergine punta il dito il consigliere comunale di opposizione Claudio Martella spiegando che il balneare “è formalmente accusato di aver deturpato il sistema dunale nel tratto di costa in concessione demaniale. Chi è al centro di contestazioni sulla compromissione delle dune si ritrova oggi a discutere di fondi pubblici per ricostruirle” attacca Martella. A cosa si riferisce il consigliere comunale? A un intervento della Capitaneria di porto di Gallipoli del 19 marzo 2024 in cui gli uomini della guardia costiera avevano trovato nel lido Maldive del Salento una serie di opere abusive, cioè un chiosco-bar e altri manufatti edificati “in assenza di idonei titoli autorizzativi edilizi” ma soprattutto avevano “accertato l’avvenuto sbancamento di cordoni dunari censiti dal vigente P P.T.R, parte all’interno e parte al di fuori dell’area demaniale in concessione, comportando un significativo quanto evidente deturpamento ambientale“.







