Seppur quasi deserta, l'aula del Senato diventa un ring in pochi minuti.
A innescare il match nel pomeriggio sono le accuse incrociate tra Matteo Renzi e il ministro Adolfo Urso che durante il question time si rimpallano i rapporti con il regime iraniano. Ma alla solita dialettica dell'ex premier stavolta si contrappone una violazione del regolamento da parte del ministro.
Urso azzarda una controreplica, non prevista per gli esponenti del governo (nel question time l'ultima parola spetta ai parlamentari autori della domanda) e contrattacca il leader di Italia viva. Tra urla e proteste, sale la tensione e finisce nella battaglia pure la vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, contestata duramente dalle opposizioni per la gestione dell'aula, bollata come faziosa. Fino a un 'extra match' che va in scena a fine seduta con senatori di Pd, Iv e 5 Stelle che invocano più imparzialità e rispetto delle regole, specie nei rapporti tra governo e Parlamento.
A scaldare l'aula sono le parole di Renzi: rivolgendosi al ministro delle Imprese, denuncia che nel 2016 "non faceva il parlamentare, ma aveva una società che si occupava di investimenti in Iran, faceva l'amico degli iraniani: lo definì 'amico dell'Iran' Matteo Salvini, non io".









