Prima di tutto chiarisce che non si dimetterà mai in caso di vittoria del No. Quindi da un lato prende le distanze, in maniera inequivocabile anche senza citarla, da Giusi Bartolozzi. Dall’altra, assesta le consuete bordate all’Anm e alla magistratura che ha un “potere enorme” ma non “adeguata responsabilità”. La kermesse di partito per il Sì al referendum sulla giustizia, al teatro Parenti di Milano, diventa il palcoscenico dal quale la presidente del Consiglio Giorgia Meloni annuncia che “non c’è alcuna possibilità che io mi dimetta in nessun caso. Io voglio arrivare alla fine della legislatura. Voglio arrivare alla fine della legislatura e voglio farmi giudicare sul complesso del mio lavoro”. Ma è anche l’occasione pubblica per smarcarsi dall’ultimo autogol arrivato direttamente dal ministero della Giustizia: “Non facciamo questa riforma perché ce l’abbiamo con qualcuno, qui nessuno ha in mente di liberarci della magistratura”, ha detto la premier, ma “per sistemare quello che non funziona anche per i magistrati e soprattutto per i cittadini, noi a loro abbiamo promesso una nazione migliore”. Il riferimento – chiarissimo – è alla capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio che, sabato sera, aveva parlato di “plotone d’esecuzione” riguardo ai magistrati dai quali “liberarsi” votando a favore della riforma costituzionale.
Referendum, Meloni si smarca da Bartolozzi: "La riforma non è per liberarsi della magistratura". Ma poi l'attacca: "Potere enorme"
La premier è tornata anche a citare la famiglia del bosco per invitare alle urne: "Non voltatevi dall'altra parte"











