È davvero un libro sorprendente questo Monogamia. Storia di un’eccezione dell’accademico dei Lincei Marzio Barbagli (Il Mulino, pag. 554, € 38). Perché si scopre, più che l’eccezione del sottotitolo, l’eccezionalità della civiltà di cui facciamo parte. Non misi accusi di suprematismo, perché a leggere i fatti qui documentati, una donna non può che ringraziare Cesare e Sant’Agostino. Nonché Platone, Aristotele e i greci naturalmente.
Siamo usi sottolineare che le leggi islamiche sono in contrasto con le nostre per l’annosa questione della poligamia, che fa a pugni con lo Stato di famiglia e la Costituzione. L’usanza di disporre delle donne assai liberamente è stata raccomandata da Maometto in persona: «Se temete di non essere equi con gli orfani sposate allora di fra le donne che vi piacciano, due o tre o quattro, e se temete di non essere giusti con loro, una sola, o le ancelle in vostro possesso».
Esempi eloquenti non ne mancano, come la definizione di un “classico del diritto musulmano” per cui il matrimonio «è un contratto che ha per oggetto il semplice godimento fisico con una donna». Tutte cose che a noi, nati romani, cresciuti cristiani – anche preterintenzionalmente e da un punto di vista culturale – fatti grandi con la poesia romantica, infine abituati alla parità dei diritti, tutto ciò suona prosaico e un po’ barbaro, ammettiamolo.







