Lo scorso 5 febbraio la polizia di Messina chiamata da Daniela Zinnanti trovò la donna a casa di Santo Bonfiglio "in condizioni critiche, tumefatta e coperta di sangue con ferite all'arcata sopraciliare e all'orecchio".
L'uomo, ora in carcere per avere ucciso la ex compagna accoltellata lunedì notte, ai poliziotti disse che la convivente era caduta perchè era ubriaca.
Per aver sottoposto a vessazioni di carattere fisico ed emotivo tanto da ridurla in condizioni di soggezione e averle causato lesioni come fratture delle costole, Bonfiglio era stato posto ai domiciliari con l'uso del braccialetto elettronico. Una misura cautelare ulteriore e più pesante rispetto al divieto di avvicinamento cui era stato sottoposto precedentemente per fatti analoghi nei confronti della compagna. Ma il dispositivo di controllo mancava e l'assassino è evaso e ha ucciso la ex.
Nell'ordinanza cautelare emessa a febbraio, a meno di una settimana dall'istanza della Procura di Messina, il gip scrive che l'uomo era stato ammonito nel giugno 2025 dal questore per i maltrattamenti cui sottoponeva la compagna. Nel provvedimento il questore parlava della pericolosità di Bonfiglio e del rischio che potesse compiere azioni "più gravi".













