Seduta debole sui mercati finanziari dove continuano a preoccupare gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente.
I titoli di Stato hanno sofferto quanto le Borse, in parallelo con la ripresa della corsa del petrolio e del gas che alimenta i timori di effetti sull'inflazione e sulle politica dei tassi delle banche centrali.
A dominare la scena è stato ancora il greggio: il Wti texano che è tornato sopra gli 87 dollari al barile e il Brent del Mare del Nord è schizzato oltre i 92 dollari.
A poco è servita la mossa d'emergenza dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (Aie) di rilasciare 400 milioni di barili dalle riserve strategiche. La misura è stata accolta dagli investitori con qualche scetticismo e giudicata poco più che una tregua temporanea in un contesto ormai compromesso. L'attenzione è rimasta puntata sullo Stretto di Hormuz, di fatto bloccato. Nel corso della giornata a peggiorare il clima è stata prima la segnalazione che tre navi nello Stretto e nel Golfo Persico erano state colpite. Poi sono arrivate le minacce da Teheran secondo cui il greggio salirà a 200 dollari al barile anche perché ogni nave verso Stati Uniti, Israele e i loro alleati è ormai un obiettivo dell'Iran. In sintonia con i prezzi del petrolio è cresciuto il prezzo del gas e il Ttf ad Amsterdam si è portato a ridosso dei 50 euro al megawattora (+5,48% a 49,99).






