Verdure brutte alla riscossa. Parrebbe una faccenda Pixar ma è la storia di certi ortaggi che sono diversi dagli altri, da quelli che siamo abituati a comprare e mangiare. Sono storti, deformi, con qualche bozzo. Ora, attenzione: questi ortaggi brutti sembrano essere pronti a dominare la scena e, prima di arrivare al protagonista del pezzo, il cavolo, facciamo una breve digressione. Carote poco dritte, cetrioli troppo corti, peperoni a più colori: è per voi che oggi verghiamo queste righe. E non c’è nemmeno da fare troppa ironia (un po’ sì, anche se il tema è più serio di quanto non si pensi e ha anche un ovvio significato simbolico).

Il destino triste delle verdure brutte inizia dalle patate: sono state loro le prime a dover soddisfare certi standard, con l’obiettivo di creare un linguaggio commerciale comune. Tutto sarebbe andato bene se poi questi standard estetici non fossero degenerati, fino a creare un mondo di scaffali con frutta e verdura perfette. Se vi fa pensare alla storia degli esseri umani e alla loro corsa alla perfezione estetica come canone per avere considerazione nel mondo, beh, avete ragione.

In ogni caso, per anni supermercati e consumatori hanno scartato prodotti troppo storti o irregolari e va da sé che questo generava (e genera) uno spreco alimentare gigantesco. Circa il 30% di frutta e verdura non arriva sugli scaffali perché non rispetta gli standard estetici richiesti dalla distribuzione (FoodUnfolded.com). Secondo dati FAO, fino al 45% dei vegetali prodotti può andare perso o sprecato lungo la filiera. Eppure oggi il 77% dei consumatori britannici dice di essere disposto a comprare prodotti imperfetti, soprattutto per ridurre gli sprechi. Il trend è positivo e alcune catene hanno iniziato a cambiare strategia anche per migliorare i margini. Non solo: in diversi Paesi sono state fatte campagne nelle scuole e oggi sono molti i ristoranti e gli chef noti che parlano di imperfezione come valore o dell’uso di ortaggi meno “classici”, sia per piatti gourmet sia per preparazioni casalinghe. Max La Manna, chef e autore specializzato in ricette zero-waste con 1,2 milioni di follower su Instagram, ha parlato di questo al The Times: “Ben vengano le verdure storte: più sono contorte e irregolari, meglio è. La vita non è mai perfetta, quindi perché dovrebbero esserlo le nostre mele o le nostre patate? Io vedo frutta e verdura imperfette come gli underdog del banco ortofrutta: sono sempre le ultime a essere scelte o finiscono dimenticate, ma hanno molto più carattere e fascino dei loro cugini perfetti e un po’ presuntuosi”.