Sono passati cinque anni da quella mattina di primavera, quando in un giorno di lavoro che sarebbe dovuto trascorrere come un altro, la vita della giovane toscana Luana D’Orazio venne stroncata dal rullo di un orditoio nella fabbrica tessile di Montemurlo, nel pratese, dove era assunta. Cinque anni di un dolore privato per la famiglia e gli affetti, che racconta la storia di un paese intero: di modalità di lavoro volte alla massimizzazione della produzione, a scapito delle vite che ne avviano i meccanismi. “Sono storie che non dovrebbero appartenere a un paese civile”, dice lo scrittore e attore Ugo De Vita, che questa sera alle 18 porterà proprio a Prato, alla Galleria 93 che si trova in Piazza Santa Maria in Castello, il suo poemetto in versi dedicato a Luana, dal titolo “Elle di Luana”. “Sono felice di poter dare voce a una giusta causa, a pochi mesi da una sentenza che fa arrabbiare”, dice De Vita, che in quarant’anni di impegno nel Teatro civile ha raccontato anche le storie di Stefano Cucchi e di Niccolò Ciatti, e con quest’ultima ha riunito centinaia di persone in piazza della Resistenza a Scandicci. “Elle di Luana”, già presentato a Montecitorio e al Palazzo del Pegaso di Firenze, è un libricino di trentadue cartelle, racconta De Vita, un poemetto in versi che racconta la vita di Luana fino alla tragedia, a cui ha collaborato anche la madre Emma Marrazzo, che interviene nella recitazione. “Racconto le storie di famiglia, alcuni aspetti della vita privata e dell’infanzia di Luana, dopo aver trascorso del tempo con Emma e aver conosciuto anche Alberto, il ragazzo di Luana, e il suo bambino”, continua l’autore: “Luana era una madre coraggio, con un trascorso già doloroso”. Luana aveva solo ventidue anni quella mattina del 3 maggio, e un piccolo a casa che la aspettava.