La portata della violenza sessuale legata al conflitto nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) "è allarmante, persiste l'uso dello stupro come arma di guerra e i bambini nati da questa violenza sono a grave rischio di esclusione sociale e di reclutamento da parte di gruppi armati".
E' quanto rileva un rapporto dell'Ufficio congiunto delle Nazioni Unite per i diritti umani nella Repubblica Democratica del Congo (Unjhro) che documenta 887 casi di violenza sessuale legata al conflitto avvenuti lo scorso anno, che hanno colpito 1.534 vittime, la stragrande maggioranza delle quali erano donne (854) e ragazze (672).
Secondo il rapporto, i gruppi armati sono responsabili del 75% di queste violenze.
Il Movimento 23 Marzo (M23) è in testa alla lista, seguito dal gruppo Wazalendo, dalla Cooperativa per lo Sviluppo del Congo, da vari gruppi Mai-Mai, nonché dalle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda e dalle Forze Democratiche Alleate.
L'Onu sottolinea anche il coinvolgimento di attori statali, tra cui membri delle Forze armate della Rdc , della Polizia nazionale congolese e dell'Agenzia nazionale di intelligence, nel 19% dei casi documentati.






