"Mi creda, non ho visto Sanremo. Il titolo della canzone vincitrice è "Per sempre sì"? Però lui (Sal Da Vinci, ndr.) ha detto che voterà no", scherza il procuratore di Napoli Nicola Gratteri al termine del lungo colloquio con il giornalista Massimo Gramellini nel corso della trasmissione "In altre parole" in onda il 7 marzo scorso su La7.

Una conversazione durante la quale il magistrato, da quasi 30 anni sotto scorta per le sue indagini contro la 'ndrangheta, argomenta dettagliatamente le ragioni che lo spingono ad essere uno dei più autorevoli sostenitori del No al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura.

Cita i rischi che a suo avviso si annidano nella modifica della Carta che introduce la separazione delle carriere tra giudice e pm e rivendica la produttività della Procura napoletana da quando è lui a guidarla. Ciò nonostante, basta quella battuta ironica, pronunciata con il sorriso sulle labbra, per scatenare un nuovo attacco del comitato "Sì riforma" all'indirizzo di Gratteri.

Non sui contenuti, ma con tanto accusa di "disinformazione" e richiesta di scuse da rivolgere al cantante Sal Da Vinci, che probabilmente non avrebbe mai pensato di ritrovarsi tirato per la giacca nella polemica sul referendum. Già durante il festival precisò di non essersi espresso sull'argomento rispondendo alle domande dei cronisti su un meme a favore del No.