«L’Italia ha le sue caratteristiche, come ogni altro Paese. Prima di venire qui, ho lavorato dieci anni in Turchia, poi in Svizzera e poi in Austria, sempre in Ikea, che in tutti questi Paesi ha investito costantemente per rinnovare i negozi già esistenti, aprirne di nuovi, inaugurare nuovi format e ridurre l’impatto ambientale del proprio business. Investimenti che hanno riguardato e continuano a riguardare anche l’Italia». Alpaslan Deliloglu, ceo e chief sustainability officer di Ikea Italia da circa un anno, smentisce parecchi luoghi comuni sul nostro Paese nell’intervista che rilascia al Sole 24 Ore, la prima da quando si è insediato nel nuovo incarico e ha girato in lungo e in largo la Penisola, per comprenderne il mercato e le esigenze.

Quindi è conveniente investire in Italia, per un gruppo estero come Ikea, colosso svedese dell’arredamento, nonostante complicazioni burocratiche, costo del lavoro, vertenze sindacali?

Ogni investimento parte da una regola di base molto semplice: se c’è un ritorno, è un’opportunità. E questo non è sempre possibile. Ma negli ultimi anni l’Italia è cresciuta, nel complesso più velocemente di altri Paesi europei e questo la rende ancora più attraente per fare investimenti. Nell’ultimo biennio (anni fiscali 2024-2026, ndr) abbiamo investito circa 80 milioni di euro in nuove aperture, 95 milioni nell’ammodernamento dei punti vendita già esistenti e 20 milioni in 400 veicoli elettrici per le consegne a domicilio a zero emissioni, che coprono l’80% delle consegne in tutta Italia, per un totale di 1 milione di consegne all’anno. Abbiamo un piano importante di aperture, anche di nuovi format, nei prossimi mesi e anni. Posso dire che il piano di espansione dei punti di vendita fisici in Italia è il più robusto che Ikea abbia in questo momento in Europa. Perciò sono felice di essere qui e di poter guidare questa crescita, perché c’è un grande potenziale.