Negli anni, Apple ha proposto smartphone economici che sembravano rispondere a una domanda filosofica: se si elimina dal top di gamma quello che non è indispensabile, possiamo chiamarlo ancora iPhone? Prima di tutto, dunque, bisognava definire cosa era davvero indispensabile: la ricarica wireless? Face ID? Due o più fotocamere posteriori? Il retro in vetro? Così sono nati l’iPhone 5c e i vari modelli della serie SE. Che però erano aggiornati raramente, rimanevano indietro di due o tre generazioni sia nel design che nelle caratteristiche tecniche rispetto a quelli più recenti.

L’iPhone 17e, invece, inaugura un ciclo annuale di aggiornamenti anche per il più economico degli smartphone Apple. In questo caso, si tratta più che altro di una correzione mirata dei limiti più evidenti del modello precedente: migliorano infatti prestazioni, fotocamera, resistenza, ricarica e spazio di archiviazione. Ne nasce un prodotto con una personalità più definita: stesso salto generazionale del resto della famiglia, chip A19, fotocamera da 48 megapixel, MagSafe, modem C1X, batteria potente e spazio di archiviazione che parte da 256 GB. A Cupertino hanno lavorato soprattutto su tre punti: togliere al modello economico la sensazione di compromesso, renderlo più longevo nel tempo e farlo apparire come un aggiornamento importante per chi arriva da iPhone 11, iPhone 12, iPhone SE e in generale da modelli più vecchi.