PADOVA - «Con le canzoni, oltre al contenuto del testo, devi saper trasmettere anche le emozioni che quel particolare brano porta con sé. Devi saper andare a tempo e far capire a chi ti guarda il ritmo attraverso il tuo corpo. Si tratta di piccole ma fondamentali attenzioni nel tradurre una canzone in Lingua dei segni».
Andrea Schiavon, professore padovano, dal 2018 alla sua attività di docente affianca anche quella di interprete della lingua dei segni italiana. Solo qualche settimana fa è stato al Teatro Sant'Anna di Treviso dove ha affiancato sul palco il coro dell'Università popolare di Treviso nello spettacolo Festa d'aprile, traducendo in Lingua dei segni le canzoni sulla Resistenza intonate dalle 53 coriste. E rendendo così lo spettacolo accessibile anche ai sordi.
Non è la prima volta che Schiavon collabora a iniziative del genere nel trevigiano. «La prima volta è stata un paio di anni fa per un evento sul Sile: la presentazione di un libro di Laura Simeoni, a cui erano stati invitati anche i sordi» racconta Andrea. Da lì, poi, è nata anche la collaborazione con il coro diretto da Erica Boschiero.
«È stata Laura a propormi per la prima volta di fare da interprete in questo spettacolo sulle canzoni di guerra, così da renderlo accessibile anche ai sordi - spiega -. Così mi sono studiato i brani e ho "debuttato" col coro la scorsa primavera a San Nicolò». La seconda volta che Schiavon ha affiancato le 53 coriste sul palco è stata, invece, il 28 febbraio scorso, in occasione, appunto, della Festa d'Aprile. «Tradurre un semplice testo è diverso dal tradurre una canzone in Lingua dei segni. Con i brani devi far passare non solo il loro contenuto ma anche le emozioni che trasmettono: se lo stato d'animo di una canzone è arrabbiato, ad esempio, devi farlo capire attraverso la velocità dei segni e le espressioni. Devi far cogliere il cambiamento tra le strofe lente e quelle più veloci. Ma vale lo stesso anche al contrario: quando interpreti devi far capire le emozioni e lo stato d'animo delle persone sorde agli udenti perché tu sei la loro voce».








