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La prima volta che i magistrati costrinsero a cambiare la Carta fu nel 1993: riforma in sei mesi, compresi tutti i passaggi e ri-passaggi parlamentari, la più veloce di sempre

Non toccate la Costituzione, difendiamo la Costituzione, nessuno aveva mai toccato la Costituzione: tutti senza memoria come sono felicemente le bestie. La prima volta che i magistrati costrinsero a cambiare la Carta fu nel 1993: riforma in sei mesi, compresi tutti i passaggi e ri-passaggi parlamentari, la più veloce di sempre; segnò la parziale abolizione dell'immunità parlamentare a furor di popolo (i giorni di Craxi e del Raphael) e modificò l'articolo 68 con 525 sì e 5 no alla Camera, poi 224 sì e zero no al Senato. Nessun referendum. Francesco Cossiga la definì la "vile e demagogica resa del Parlamento a Mani pulite".

Poi c'è la sola riforma seria mai fatta dal Parlamento in tema di Giustizia: risale al 1999 e modificò l'articolo 111, fu un voto bipartisan, nacque perché la magistratura (per via associativa e giudiziaria, come oggi) aveva svuotato ogni precedente tentativo di riportare il processo penale verso un contraddittorio vero; prima di allora, per capirci, un imputato poteva denunciare un altro cittadino, patteggiare una pena simbolica e salutare senza presentarsi al dibattimento, perché le cosiddette "prove" (verbali ottenuti in carcere in cambio della libertà) erano tutte confinate alle indagini, altro che giusto processo.