Da più di sei anni vive rinchiuso in un box di pochi metri quadrati, diventato un “sigillo vivente” della giustizia. Curtis, il cane Pit Bull coinvolto nella morte di Elisa Pilarski nel 2019, rischia ora l’eutanasia. Ma una petizione con decine di migliaia di firme chiede che il cane venga graziato e trasferito in un rifugio dove possa trascorrere gli ultimi anni della sua vita.
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La mobilitazione per salvare Curtis
Un’ondata di firme attraversa la rete per tentare di cambiare il destino di Curtis, il cane al centro del caso della morte di Pilarski. In meno di ventiquattr’ore, oltre diecimila persone hanno sottoscritto la petizione intitolata “Grazia per Curtis”, che viaggia spedita verso le 30 mila adesioni.
L’iniziativa, lanciata da un autore anonimo, si oppone alla richiesta di eutanasia formulata dalla procura al termine del processo contro Christophe Ellul, proprietario del cane e compagno di Elisa Pilarski. L’uomo è stato giudicato per omicidio colposo dopo la morte della giovane donna, uccisa nel 2019 da numerosi morsi attribuiti al Pit Bull.






