Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
8 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:11
Michael stringe con le mani sudate la bandiera rossa della giovanile dei socialisti e fissa la piazza da dietro il cordone della polizia. Al centro, nel cuore di Stoccarda, un centinaio di persone sventola i colori della Germania e del Baden-Württemberg. Sono gruppi legati all’estrema destra e tra loro si mescola di tutto: no vax, complottisti e – spesso – anche neonazisti. Li circondano una distesa di forze dell’ordine. Di fronte, i manifestanti venuti per contestarli intonano “siamo tutti antifascisti”. Michael aspetta che si apra un varco per infilarsi: “Siamo più di loro”, dice. A pochi metri, famiglie affollano i tavolini dei bar per godersi il sole primaverile, mentre al mercato i politici si affannano per distribuire gli ultimi volantini. Mancano 24 ore alle elezioni regionali, quelle dove il cancelliere Merz si gioca il primo test dell’anno con la Cdu e i Verdi a rubarsi i voti testa a testa. Dietro incombe, intorno al 20 per cento, la destra estrema di AfD che punta a raddoppiare il suo ultimo risultato anche qui, nella regione più ricca d’Europa, già patria dell’industria automobilistica di Porsche e Mercedes-Benz e dei colossi familiari come Bosch e Mahle. Una terra di eccellenze, costretta a gestire i licenziamenti e finita sotto scacco della Cina e delle crisi geopolitiche. Ma anche di un modello che non è stato riconvertito in tempo e ora si aggrappa disperatamente all’intelligenza artificiale o al riarmo.












