Sempre più consumatori si rivolgono all’AI per ricevere consigli personalizzati sulla cura della pelle. La nuova sfida per i marchi non è più solo farsi trovare, ma farsi comprendere dall’algoritmo

di Giulia Mattioli

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Consigli d’amore, psicologia, dubbi medici, dritte conversazionali, ricette: oggi all’intelligenza artificiale possiamo chiedere praticamente tutto, certe che le sue risposte saranno sempre rapide, strutturate e sorprendentemente rassicuranti. Anche nel mondo beauty, in particolare nella skincare, ChatGPT sta iniziando a prendere il posto di dermatologi e cosmetologi. Era solo questione di tempo: prima o poi avremmo archiviato decenni di consigli faticosamente selezionati dalle riviste di settore in favore di una veloce chiacchierata con l’AI.

Sempre più persone infatti interrogano l’intelligenza artificiale per trovare la beauty routine più adatta alla propria pelle e alle proprie esigenze, senza doversi districare tra principi attivi complessi o acquistare prodotti affidandosi esclusivamente ai claim stampati sulla confezione. Eppure, per quanto le risposte appaiano puntuali e mirate, l’AI non “consiglia” nel senso umano del termine, ed è proprio per questo che alcuni marchi compaiono nelle sue risposte molto più spesso di altri. Il meccanismo che sta dietro alle scelte di ChatGPT è ben preciso, e i brand della bellezza fanno bene ad attrezzarsi per entrare in questo scenario il prima possibile.