Coltivare pomodoro in rotazione con matrici organiche, eliminando i concimi chimici. È l’obiettivo del progetto QUALI-POMORO, presentato nei giorni scorsi nel Real Sito di Carditello, promosso dalla Fondazione che gestisce la reggia borbonica e dal Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli.
Il progetto punta a validare protocolli di coltivazione sostenibili, migliorare resa e qualità organolettica del prodotto e ridurre l’impatto ambientale sui suoli. Le matrici organiche utilizzate sono il digestato, prodotto dalla fermentazione anaerobica di scarti organici, e il vermicompost, ottenuto dall’attività dei lombrichi su sostanza organica. Entrambe le tecniche sono alternative all’uso dei fertilizzanti di sintesi e rientrano nelle pratiche dell’agricoltura rigenerativa. Partner operativi sono cinque Organizzazioni di Produttori del territorio — AOA, APOC, APOPA, Ortofrutta SOLSUD e Terra Orti — e due aziende fornitrici delle matrici: Davide Letizia per il digestato e BIOS MIMESIS S.R.L. per il vermicompost.
La sperimentazione si svolgerà direttamente sui terreni del Real Sito, che torna così alla funzione di campo prova già svolta in epoca borbonica. Il presidente della Fondazione, Maurizio Maddaloni, ha parlato di “vocazione agricola da riaffermare”. Il responsabile scientifico Mauro Mori ha sottolineato la convergenza tra istituzioni, ricerca e produttori: “le OP del pomodoro sono i principali artefici della realtà agricola territoriale”. Alla presentazione era presente anche il sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Patrizio Giacomo La Pietra. “Una ricerca finalizzata — ha detto — può davvero sostenere gli agricoltori, a differenza di studi teorici e frammentati che troppo spesso non producono risultati concreti sul campo”. Presente anche il deputato Marco Cerreto, componente della Commissione Agricoltura.






