Nintendo lancia il guanto di sfida all’amministrazione Trump. Venerdì 6 marzo il colosso giapponese dei videogame ha presentato una causa presso la Us Court of International Trade chiedendo un rimborso dei dazi pagati al governo statunitense a seguito delle tariffe aggiuntive imposte dal Tycoon ai sensi dell’Ieepa (International Emergency Economic Powers Act, ossia la legge federale che conferisce al presidente ampi poteri per regolare il commercio e le transazioni finanziarie in risposta a minacce “insolite e straordinarie” alla sicurezza nazionale).
La sentenza della Corte Suprema di venerdì 20 febbraio ha bocciato la misura. E tre giorni dopo l’autorità doganale americana ha imposto lo stop alla riscossione – sebbene, nel frattempo, l’amministrazione Trump sia corsa ai ripari e abbia fatto entrare in vigore nuovi dazi, la cui base giuridica è la Section 122 -.
Dazi, Trump alza il tiro: imprese americane in rivolta sui rimborsi
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ALBERTO SIMONI
Da settimane, migliaia di aziende hanno alzato la voce, chiedendo un ritorno economico. Le cifre stimate nel complesso si accavallano l’una sull’altra – c’è chi indica che sia intorno ai 170 miliardi di dollari, altri sui 130 miliardi. Un punto fermo, comunque, non manca: i dazi pagati sono stati «riscossi illegalmente», sostiene Nintendo, che pretende un «rimborso tempestivo», nonché il pagamento delle spese legali e qualsiasi «ulteriore risarcimento che possa essere giusto e appropriato».






