Il primo fine settimana di marzo per il cinema italiano è iniziato con Un bel giorno. E il merito lo diamo a Virginia Raffaele, coprotagonista del nuovo film di Fabio De Luigi. Staremo a vedere. Fatto sta che, appena uscita nelle sale, la commedia si è piazzata subito al primo posto. Con un incasso buono, non eclatante e da confermare nel weekend ma comunque primo al box office, dopo settimane di assenza di produzioni di casa nostra. Serviva un antieroe per scalzare l’ardita ricostruzione del romanzo Cime tempestose che aveva stordito il pubblico italiano con i soliti belloni holliwoodiani. Con Un bel giorno ne abbiamo trovati addirittura due.
Come sempre nei film di De Luigi, infatti, c’è un lui che è lo stesso regista ma soprattutto una lei che è Virginia Raffaele, l’attrice che, ormai da qualche tempo, si può ben considerare la portafortuna delle pellicole tricolori. Virginia è il simbolo di un’Italia moderna, forte del fascino di quelle donne che tra mille problemi e qualche legittima arrabbiatura, alla fine sanno come sfangarla e i guai riescono a lasciarli dietro le spalle per aprirsi in un sorriso. Un’immagine che ricorre nei personaggi toccati in sorte a Virginia. Lara, madre sola di tre figli adolescenti Un bel giorno che incrocia il bonario e tormentato Tommaso, vedovo con prole. O Agnese, la vicepreside della scuola oggetto del racconto di Un mondo a parte in cui Virginia duetta amabilmente con un grandioso Antonio Albanese. Esperienza che le è valsa il Nastro d’Argento come miglior attrice. Per arrivare al 2025 quando l’abbiamo vista recitare, diretta ancora da Riccardo Milani, come nel film “abruzzese”, nella selvaggia e bellissima natura sarda con un sorprendente accento isolano, coprotagonista del film La vita va così nei panni di Francesca, figlia dello stratosferico, anziano pastore-attore, Giuseppe Ignazio Loi, coinvolta in un brillante e acceso confronto lungo tutto il film con un inedito Aldo Baglio in un ruolo non comico.








