Le strade della città, le strade di tutti e tutte noi, come veicolo di un messaggio, come mezzo per fare sentire la propria voce. È questo lo spirito che ci ha portato ieri sera a un gesto simbolico, per richiamare l’attenzione sul ruolo spesso dimenticato delle donne partigiane, per raccontare la storia dei diritti e delle battaglie che hanno costruito la nostra democrazia, in questo momento storico in cui i processi democratici e il coinvolgimento della popolazione diventano essenziali per affrontare le più grandi crisi del nostro tempo, da quella climatica a quella sociale.

Per questo, a tre giorni dall’8 marzo, giornata internazionale dei diritti delle donne, ieri sera in cinque abbiamo attaccato con acqua e farina i nomi di alcune partigiane su cartelli stradali della città di Torino, sostituendo quelli di figure legate a storie di violenza e repressione, come nel quartiere Crocetta, dove via Pietro Toselli è intitolata a un comandante militare impegnato nelle campagne coloniali italiane in Africa Orientale. Un modo semplice per ricordare alcune delle donne che, in Piemonte e a Torino, hanno combattuto per la libertà, la giustizia e la democrazia, per ricordare il loro coraggio e il loro sacrificio. Come quello di Libera e Vera Arduino, quindici e diciannove anni, staffette partigiane, prelevate da casa insieme al padre e fucilate dalla Brigate Nere il 12 marzo del 1945. O il loro impegno per l’emancipazione della donna affiancato alla lotta contro il fascismo, come fu per Ada Gobetti e Bianca Guidetti Serra.