La Commissione Ue è tornata a fare pressione sull’Italia affinché modifichi ulteriormente la normativa sul golden power, riaprendo una divergenza che tocca un nodo sensibile dell’integrazione finanziaria: chi deve avere l’ultima parola sulle operazioni tra banche nel mercato unico.

Secondo fonti citate da Reuters, Bruxelles ritiene insufficienti le modifiche introdotte da Roma per limitare l’intervento del governo nelle fusioni e acquisizioni nel settore finanziario. Il confronto riguarda direttamente le competenze della European Commission e della European Central Bank, che nell’architettura dell’Unione bancaria valutano rispettivamente concorrenza e stabilità degli istituti di credito.

La frizione è diventata concreta dopo il tentativo di acquisizione di Bpm da parte di UniCredit. Il gruppo guidato da Andrea Orcel ha abbandonato l’operazione nel luglio 2025, citando anche l’incertezza legata alla possibile applicazione dei poteri speciali del governo che aveva imposto quattro prescrizioni ritenuti invasivi. Per Bruxelles, l’episodio ha rafforzato il timore che strumenti nazionali possano interferire con decisioni che, nel quadro dell’Unione bancaria, dovrebbero essere prese a livello europeo.