Gli Stati Uniti hanno colpito più di 3.000 obiettivi durante la prima settimana di guerra all'Iran, parte della campagna 'Epic Fury'. Lo ha riferito il Comando centrale militare degli Stati Uniti (Centcom), responsabile delle forze Usa in Medio Oriente, postando una serie di schede riassuntive su X dell'evoluzione delle operazioni. Tra gli obiettivi scelti figurano centri di comando e controllo, sistemi di difesa aerea, siti missilistici, navi e sottomarini della Marina iraniana. Nel dettaglio, 43 navi sono state "danneggiate o distrutte".

Se un Paese "si unisce ad America e Israele nell'aggressione contro l'Iran, diventerà un obiettivo legittimo per la rappresaglia iraniana". E' l'avvertimento ai Paesi europei lanciato dal viceministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi in un'intervista a France 24 rilanciata dal Guardian. Il viceministro ha affermato che i funzionari iraniani avevano "negoziato in buona fede" con gli Usa prima che Washington decidesse di attaccare. "Non ci fidiamo degli americani. Non solo ci hanno tradito, ma hanno tradito anche la diplomazia", ha sottolineato descrivendo le ultime mosse di Teheran come difensive e affermando che "questa guerra ci è stata imposta" da Stati Uniti e Israele.