L’aveva promesso, Sergio Mattarella. «Vi assicuro la piena vicinanza della Presidenza della Repubblica. Ci vediamo a Verona per la cerimonia d’apertura dei Giochi», disse qualche settimana fa il capo dello Stato, accogliendo al Quirinale i campioni del mondo paralimpici. E così è stato. Torna all’Arena di Verona, il presidente, e di nuovo è accolto da una pioggia di applausi. Specie quando alle 21,19 pronuncia la formula di rito: «Dichiaro aperti i Giochi paralimpici invernali Milano-Cortina 2026». Si era seduto su quegli stessi spalti solo dodici giorni fa Mattarella, ancora insieme alla figlia Laura per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, successo di medaglie e di organizzazione per l’Italia.

Stavolta invece a Verona l’atmosfera non può che essere diversa. Una nuova guerra sconvolge il mondo e bussa alle porte dell’Europa. E le immagini del Medio Oriente in fiamme faticano a restare fuori dalle luci dell’Arena. Non fosse altro perché le nazioni partecipanti alle Paralimpiadi si sono ridotte da 56 a 55: l’Iran non ci sarà. Aboulfazl Khatibi Mianaei, l’unico atleta iraniano annunciato, non è arrivato in Italia e non ha completato l’iscrizione. Una circostanza «deludente per lo sport mondiale e straziante per l’atleta», osserva il presidente del comitato paralimpico internazionale (Ipc) Andrew Parsons: «Abbiamo lavorato per trovare percorsi alternativi per il passaggio sicuro della delegazione iraniana. Ma il rischio per la vita umana era troppo elevato». E di «dispiacere» parla anche il ministro dello Sport Andrea Abodi: «Sarebbe stata una testimonianza di universalità dello sport».