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6 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:49

Molto esplicito il titolo di un editoriale del quotidiano Asahi Shimbun, pubblicato ieri: “Le esportazioni incontrollate di armi letali minacciano l’identità pacifista del Giappone”. In questi anni, mesi e caldissimi giorni di guerra, la fondamentale identità del Giappone come nazione orientata alla pace, è messa a forte rischio dal governo nuovo di zecca, i cui ministri e le solo due ministre sono freschi di nomina della prima ministra Takaichi Sanae.

Ed è proprio questa amministrazione che sta procedendo alla completa revoca del divieto di esportazione di armi letali. Come giustificazione, il governo cita la necessità di approfondire la cooperazione in materia di difesa con gli alleati e i partner che condividono gli stessi principi, affermando inoltre di voler rafforzare la produzione e la base tecnologica della difesa giapponese. A cosa si ridurrebbero dunque i “Tre Principi giapponesi sul trasferimento di attrezzature e tecnologie per la difesa” stabiliti nel 2014? Principi secondo i quali esiste il divieto di trasferimenti che violano gli accordi internazionali o verso zone di conflitto, la limitazione dei trasferimenti consentiti a quelli che contribuiscono alla pace/sicurezza, e infine sarebbe necessaria la garanzia di un esame rigoroso, e di un controllo adeguato non da parte di terzi. Di conseguenza si limiterebbero le esportazioni a cinque categorie di attrezzature, non destinate a scopi letali: soccorso, trasporto, vigilanza, sorveglianza e sminamento.