Pronunciato, robusto oppure piccolo e sottile. È il mento, una protuberanza ossea nella parte anteriore della mandibola, sotto il labbro inferiore. Si tratta di un elemento distintivo della nostra specie, al punto che gli antropologi lo usano spesso per identificare con certezza i fossili di Homo sapiens. Nessun altro primato lo possiede, nemmeno i nostri progenitori, come i Neanderthal, nei quali era piatto o sfuggente.
Le ipotesi del passato
Gli scienziati si sono a lungo interrogati sulla sua funzione. Alcuni hanno proposto che potesse servire per la masticazione, cioè per resistere agli stress meccanici necessari per mordere e triturare cibi duri. Altri hanno suggerito che potesse agevolare il linguaggio, fornendo un punto di ancoraggio per i muscoli della lingua e dei tessuti orali coinvolti nella produzione di suoni complessi. Altri ancora hanno ipotizzato che potesse entrare in gioco nella selezione sessuale, in quanto elemento di attrazione, oppure nella protezione del collo e della gola in contesti di lotta.
Lo studio statunitense
Ora un nuovo studio pubblicato sulla rivista Plos One e realizzato da un team di antropologi dell'Università di Buffalo, negli Stati Uniti, fornisce una risposta: questa sporgenza si è sviluppata non per una ragione specifica, ma è comparsa in seguito ad altri cambiamenti evolutivi.






