Èuna malattia tabù, perlopiù sussurrata con imbarazzo negli studi medici. Eppure, oltre la metà della popolazione adulta ne soffre almeno una volta nella vita. La malattia delle emorroidi è troppo spesso considerata un “fardello” che va nascosto, gestito perlopiù con palliativi locali e poco efficaci, a scapito della qualità della vita. La buona notizia è che medici e ricercatori non la ignorano e né trascurano. Anzi, un gruppo di specialisti italiani dell’IRCCS Policlinico San Donato sta promuovendo una gestione più personalizzata della malattia emorroidaria sintomatica.

Linee guida

Portavoce di questo cambiamento è Angelo Stuto, responsabile dell’Unità di Chirurgia Coloproctologica e del Pavimento Pelvico all’IRCCS Policlinico San Donato, autore di un paper pubblicato sulla rivista JAMA, che mette in evidenza alcuni limiti delle linee guida basate esclusivamente su classificazioni tradizionali, che cioè non prendono in considerazione il singolo paziente, ma solo la patologia. Oggi il lavoro prosegue con lo sviluppo di un protocollo di Intelligenza Artificiale per affinare ulteriormente la stratificazione dei pazienti e supportare scelte terapeutiche “sartoriali”, su misura per ogni persona: la cura del paziente e non la cura della patologia del paziente.