Secondo l’indagine più recente, il "No" al referendum resta leggermente avanti, 50,4% contro il 49,6%, ma il margine è ridotto: si tratta di un vantaggio che varia a seconda degli istituti, con punte minime e alcuni rilevamenti che mostrano invece il "Sì" in lieve crescita. Mannheimer sottolinea come l’incertezza sia accentuata dal contesto esterno: la guerra e il clima internazionale di forte tensione possono avere un impatto significativo sull’affluenza. Molti cittadini, letteralmente “sconvolti” dagli sviluppi geopolitici, potrebbero decidere di non recarsi alle urne, rinviando o ignorando la propria scelta. “Molti ci hanno detto: ma chi se ne importa adesso?” spiega Mannheimer, evidenziando come il disinteresse generato dal clima di guerra possa ridurre la partecipazione, rendendo il risultato finale del referendum ancora più imprevedibile. La dinamica è trasversale: tra gli elettori di tutti i partiti, sia di centrosinistra sia di centrodestra, si registra una certa esitazione e un incremento degli indecisi. Questo contesto, secondo l’esperto, rende qualsiasi previsione “impossibile” sulla base dei dati attuali, troppo vicini tra loro.
Piazzapulita, occhio al sondaggio di Mannheimer: la guerra e l'incognita sul Referendum
L’Italia vive settimane di forte tensione politica e sociale, in un contesto internazionale che incide profondamente sul dibattito interno. L&rs...













