Guatemala? C’è. Papua Nuova Guinea? Anche. Sudan? Idem. «È più facile elencare i Paesi in cui non sono stato», sorride Antonio Saglia dal suo ufficio a Valdocco. Salesiano laico ed ex insegnate di grafica, 87 anni, ha girato il mondo per documentare la vita nelle missioni targate Don Bosco. La sua “carriera” inizia quasi per caso. «Era il 1970 – ricorda –, un salesiano che viveva in Brasile conosceva la mia passione per le macchine da presa e mi chiese di andare a documentare le missioni in Amazzonia».

La bevanda di banana e ossa di morto

L’avventura inizia con un coefficiente di difficoltà altissimo. «Atterrato a Manaus, salii su un’imbarcazione dove mi consegnarono un rotolo che non avevo mai visto prima: era un’amaca», racconta. Di notte la srotolò per dormire a bordo. «A pranzo e cena si mangiava quello che veniva pescato, anche tartarughe», dice. Con sé Antonio ha una Paillard, macchina da presa a molla con tre lenti ottiche, che imbraccia per riprendere la vita della popolazione Yanomami. «Vivevano quasi completamente nudi in capanne nella foresta. All’inizio scappavano davanti alla cinepresa, poi scattai alcune polaroid e le mostrai ai bimbi: rimasero stregati, continuavano a toccarle increduli». Nell’Amazzonia Antonio Saglia vive una delle esperienze più singolari. «Stavo male e mi diedero una bevanda tradizionale all’interno di una noce di cocco – ricorda –. Scoprii che tra gli ingredienti c’erano ossa polverizzate di uno Yanomami morto e banana».