Il suo nome è un presagio. Non perché il generale John Daniel Caine di cognome faccia come il primo cattivo della Bibbia, ma perché il suo soprannome è “raizin”, cioè “radere tutto al suolo”. Se l’è guadagnato con due missioni in Irak e 2.800 ore di volo, di cui più di 150 in combattimento, la maggior parte pilotando un F-16. Dall’aprile 2025 (quando il Senato ne confermò la nomina presidenziale di febbraio) presiede gli Stati maggiori congiunti degli Stati Uniti. Coordina cioè tutto, direttamente e indirettamente: Esercito, Corpo dei marine, Marina militare, Aviazione, Forze aerospaziali, Guardia nazionale e Guardia costiera. È l’ufficiale militare di grado maggiore e talvolta ha ruolo parallelo a quello del ministro della Difesa nel consigliare la Casa Bianca su guerra e pace.
Caine è l’unico ufficiale di quel rango con il grado di generale a quattro stelle, e anche l’unico a essere stato richiamato dal congedo e a servire da riservista. Sa bene che quando l’ayatollah Ruhollah Khomeini cacciò da Teheran lo scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi nel 1979 non si trattò solo di un drastico cambio di regime in Iran, ma fu il segnale che la strategia laico-socialista del nazionalismo arabo-musulmano veniva soppiantata dal fondamentalismo islamista, sunnita, sciita, non è quello il punto. Quando, il 26 giugno dell’anno scorso, disse in conferenza stampa che il bombardamento dei siti atomici iraniani con l’Operazione Midnight Hammer era stato l’esito di un lavoro di preparazione e studio durato ben 15 anni sapeva quel che diceva.







