Come stabilire se, dopo l’assunzione di sostanze psicotrope o stupefacenti da parte di un conducente, queste siano ancora in circolazione e possano alterare la capacità di guidare? Si tratta di un punto fondamentale dopo che, lo scorso 29 gennaio, la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità del tanto discusso art. 187 del nuovo Codice della Strada (legge 177 del 25 novembre 2024), che istituiva il divieto di guida a seguito di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope eliminando il requisito “stato di alterazione psicofisica”.
E a rispondere arriva oggi la Società Italiana di Medicina di Laboratorio (SIBioC), proponendo l’impiego di valori-soglia delle sostanze nei liquidi corporei, individuati già nel 2017 in occasione di un Tavolo Tecnico istituito su indicazione del Ministero della Salute: un protocollo elaborato con esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della Salute, della Commissione Salute e dei rappresentanti delle maggiori Società Scientifiche Italiane, che ora potrebbe essere utilizzato per determinare in maniera oggettiva l’idoneità alla guida.
Dalla strada al laboratorio
La recente sentenza della Consulta (n. 10/2026) sposta di fatto la questione sul piano dell’accertamento, sostenendo che, per ogni singolo caso, bisognerà verificare se le sostanze rinvenute nell’organismo del guidatore siano ancora in grado di interferire con la sua capacità e, quindi, rappresentino un problema per la sicurezza stradale. E il messaggio della SIBioC è chiaro: per determinare l’effettiva disabilità alla guida di chi ha assunto sostanze stupefacenti dovrebbero essere utilizzati protocolli tecnico-scientifici.






