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Quindi, oggi…: la guerra di Trump, piovono panetti di droga e le chiacchiere del Comune

Siamo un Paese destinato a morire. A morire. Dovete sapere che un comune nel Pavese un bel giorno si trova ad organizzare la festa di carnevale e che fa? Decide di comprare le chiacchiere, il dolce tipico. Solo che se ne è dimenticato. Quindi un consigliere di maggioranza chiede al padre la tessera della Metro, le va a comprare e poi - come giusto che sia - il Comune rimborsa il tutto. Costo totale dell’operazione: 30 euro. Solo che l’opposizione (altro da fare non ne avevano?) fa ricorso e la faccenda - ripeto: per 30 euro - arriva in Corte dei Conti che punisce il sindaco. Per quale motivo? Burocratico. Ma non per aver utilizzato la tessera della metro del padre del consigliere e averlo poi risarcito. No. Ma perché la somma spesa per i dolcetti “non corrisponde né a finalità istituzionali né è in alcun modo sussumibile tra le fattispecie di spesa che presuppongono esigenze indifferibili ed urgenti di funzionamento degli uffici, con la conseguenza che la stessa non poteva essere legittimamente effettuata attraverso la procedura economale”. Sintesi: la felicità dei bambini non consente deroghe al normale iter per l’acquisto di beni. Quindi? Quindi secondo la Corte dei Conti i piccoli travestiti da pagliacci avrebbero dovuto festeggiare il carnevale senza i dolci perché la burocrazia ci impone di seguire questa o quella regola. Per 30 benedetti euro. TRENTA. Che poi, scusate: ma sarà il Comune a decidere se regalare un paio di chiacchiere ai suoi cittadini è o meno “finalità istituzionale”. No?