Le Aree Marine Protette non devono essere “isole del divieto” che rischiano di soffocare la pesca professionale ma evolvere verso modelli di co-gestione e sviluppo rigenerativo. È la posizione espressa da Confcooperative-Fedagripesca nel corso dell’audizione alla VIII Commissione (Ambiente) della Camera sulle proposte di legge relative all’istituzione dell’Area Marina Protetta del Golfo di Capo Zafferano e alla riforma della legge quadro 394/1991.

Nel Mediterraneo vincolato il 30-35% delle acque costiere

«In un Mediterraneo italiano sempre più saturo – ha spiegato a Confocooperative-Fedagripesca - la pressione spaziale ha superato la soglia critica: oltre il 30-35% delle acque costiere e della piattaforma continentale è oggi interessato da vincoli che limitano o escludono l’attività di pesca».

Questo “mosaico di restrizioni”, inoltre, non è più composto solo da Aree Marine Protette e zone di tutela biologica, ma comprende corridoi per infrastrutture energetiche e digitali (cavi e metanodotti), servitù militari persistenti, nuove Fisheries Restricted Areas (FRA) e progetti di parchi eolici offshore.

Compromesso l’equilibrio tra tutela ambientale e sopravvivenza economica.