“Il conflitto in corso potrebbe essere causa di un movimento di rifugiati di dimensioni inedite”. L’allarme parte dall’Euaa, agenzia europea per l’asilo, e arriva dritto fino a Bruxelles, dove oggi sarà capitolo di discussione alla riunione del Consiglio degli affari interni. Perché un dato è certo: la crisi nell’area del Golfo può fare da innesco a movimenti di persone che la sponda Nord del Mediterraneo dovrà gestire.
L’allarme dell’intelligence
L’intelligence italiana, nella sua relazione annuale pubbicata ieri, era stata facile profeta. Paesi "attesi nei flussi, ma interessati da conflitti, come Sudan, Somalia, Iran e Yemen, – si legge – mostrano un tipo di migrazione alimentata da crisi sovrapposte: guerre interne, carestie, siccità severe, deterioramento dei servizi essenziali e progressivo crollo delle istituzioni. Nel 2026 queste crisi ibride rappresenteranno una parte consistente del flusso migratorio che interesseranno l'Italia e l'Europa". E con la guerra in corso, ancor di più. Ma più che di sicurezza, il rischio più evidente e immediato – segnalano oltre a Euaa, agenzie delle Nazioni Unite come Oim – è quello di una nuova gigantesca crisi umanitaria. A partire dall’Iran.












