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5 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:52

Un tavolo senza reali novità sulla cessione, l’ennesimo, mentre il potenziale acquirente smentisce sé stesso e le dichiarazioni di un ministro. L’Ilva sta diventando una farsa, ma la situazione è seria perché in ballo ci sono oltre 10mila posti di lavoro e l’indipendenza dalle importazioni delle filiere dell’industria che campano di acciaio. L’incontro tra i ministeri competenti e i sindacati metalmeccanici si è chiuso con un sostanziale “ci aggiorniamo”. I commissari di Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, e i rappresentanti dei lavoratori si vedranno il 13 marzo a Taranto per parlare di sicurezza insieme agli ispettori dell’Inail, dopo due incidenti mortali in meno di due mesi, mentre il governo riconvocherà le parti entro la fine del mese.

Nel mezzo, in teoria, dovrebbe avvicinarsi il closing con Michael Flacks, il finanziere inglese che sta negoziando in esclusiva con il governo. Prima nota: ora è chiaro a tutti che l’esecutivo è ancora a caccia di garanzie riguardanti la solidità finanziaria e la capacità di gestire un’acciaieria, settore sconosciuto al suo family office, tanto da aver richiesto esplicitamente un partner industriale. Secondo punto: la trattativa, a differenza di quanto lasciato intendere dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, non ha subito alcun rallentamento dopo la sentenza del tribunale di Milano che ha imposto lo spegnimento degli impianti il 24 agosto se non verranno puntualizzate le tempistiche di alcuni interventi dell’Aia. Flacks ha detto in giornata: “Pur rappresentando un’evoluzione imprevista, la decisione non è considerata dal Gruppo un ostacolo al processo in corso, che viene attentamente valutato per adeguare il piano industriale di conseguenza”. Insomma, nessuna richiesta di scudo penale né volontà di rallentare il closing. Un’opzione che – paradossalmente – era stata adombrata dallo stesso Flacks e anche Urso.