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5 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:29

Il 7 marzo Donald Trump riunirà a Miami un gruppo selezionato di presidenti latinoamericani. Non sarà un vertice regionale nel senso tradizionale del termine, né un tentativo di rilanciare il dialogo multilaterale nel continente. Sarà piuttosto la messa in scena di un nuovo blocco politico costruito attorno alla visione geopolitica della Casa Bianca. Il vertice si terrà al Trump National Doral, uno dei simboli del potere economico e politico del presidente statunitense nel sud della Florida, e riunirà leader che negli ultimi anni si sono distinti per la loro vicinanza ideologica alla nuova amministrazione USA: Javier Milei dall’Argentina, Nayib Bukele da El Salvador, Santiago Peña dal Paraguay, Daniel Noboa dall’Ecuador, Rodrigo Paz dalla Bolivia e Nasry “Tito” Asfura dall’Honduras.

La lista degli invitati racconta molto più di quanto possa sembrare a prima vista. Non si tratta di un incontro tra pari nel quadro della cooperazione continentale, ma di una riunione di alleati politici. Il messaggio è chiaro: Washington vuole consolidare un asse regionale che possa sostenere la sua strategia di contenimento dell’influenza cinese in America Latina e garantire accesso privilegiato alle risorse strategiche del continente. Negli ultimi vent’anni Pechino è diventata infatti uno dei principali partner economici della regione, investendo in infrastrutture, telecomunicazioni, porti e miniere, e soprattutto nei minerali che alimentano la transizione energetica globale: litio, rame e terre rare. Per gli Stati Uniti si tratta di una sfida geopolitica diretta per Trump, di una questione di sicurezza nazionale (frase che è diventata il suo slogan preferito negli ultimi mesi)