"Daniela Santanchè era il dominus e il bilancio era pieno di pasticci, di fatture da svalutare, c'era disordine amministrativo e molta confusione".
Sono passaggi della deposizione in aula - nel processo milanese per presunto falso in bilancio su Visibilia a carico della ministra del Turismo e di altri 15 imputati - dell'ex consigliere e direttore finanziario di una delle società del gruppo editoriale, Federico Celoria, che ha già patteggiato 2 anni, pena sospesa.
In particolare, Celoria, che era stato nel cda di Visibilia Editore tra il 2014 e il 2016, rispondendo alle domande dei pm Marina Gravina e Luigi Luzi, ha fatto riferimento alla voce nel bilancio di Visibilia srl, la concessionaria della pubblicità, che riguardava "i crediti per fatture da emettere" che avrebbe dovuto essere "svalutata", a suo dire.
"Era un bilancio pieno di pasticci, ma Santanchè decise che non dovevano essere svalutate ed era lei il dominus - ha detto il teste - Secondo me, decise così perché già il bilancio era appesantito da perdite".
Riguardo al cda di Visibilia Editore, Celoria ha riferito, poi, che "c'era anche Canio Mazzaro" (tra gli imputati ed ex compagno della senatrice di FdI), "lui era un po' il 'deus ex machina' della Editore, le decisioni alla fine le prendeva Santanchè su consiglio di Mazzaro".






