Per qualche minuto il mondo guarda lo stesso palco. Una fiamma che si accende, una coreografia che attraversa lo stadio, un racconto collettivo che si materializza tra luci, musica e corpi in movimento. È il momento in cui un Paese, o un brand, decide come mostrarsi al pianeta. Ma dietro quell’istante perfetto non c’è la magia. C’è un’industria. «Non è intrattenimento soft», dice Antonio Abete, ceo di Filmmaster. «È un settore industriale complesso, che richiede competenze, tecnologia e capacità finanziarie».

Le grandi cerimonie – Olimpiadi, Expo, finali sportive internazionali – non sono spettacoli improvvisati: sono progetti giganteschi, dove centinaia di professionisti lavorano per mesi, talvolta anni, per raccontare in un unico evento una storia che parli al mondo intero.

Filmmaster è un’azienda italiana che è diventata un big nel settore dei grandi eventi. E che ha trasformato questa arte in una competenza industriale. «Essere un’impresa italiana rappresenta senz’altro un vantaggio, soprattutto in un mercato globale, per la nostra capacità di unire senso estetico e rigore progettuale». Oggi il gruppo ha sette sedi nel mondo e circa 180 dipendenti stabili. Nei momenti di massima attività – per esempio durante le Olimpiadi – la squadra può arrivare a più di 500 persone.