La normativa italiana sugli accessi fiscali comincia seriamente a vacillare sotto i colpi delle sentenze dei giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo. Dopo il caso pilota Italgomme e a meno di due mesi della sentenza Ferrieri e Bonassisa sulle indagini finanziarie, i giudici di Strasburgo bocciano di nuovo l’Italia questa volta su un caso relativo a un accesso su un locale ad uso promiscuo. In pratica all’ispezione era avvenuta presso la sede legale della società ricorrente che era allo stesso tempo la residenza del suo rappresentante legale (secondo ricorrente nella causa decisa dalla Corte Edu). Anche in questo caso emerge come l’autorizzazione, che Una bocciatura che si porta dietro anche la condanna al pagamento di 7.600 come risarcimento per il danno morale. Il tutto nello stesso filone di cui si sono fatti promotori due avvocati di Foggia, Cristiano Stasi e Ornella Bonassisa, insieme al loro di team di colleghi (nell’ultimo contenzioso il legale rappresentante era assistito da Federica Caroprese).
Il problema della difesa
Nella motivazione i giudici sottolineano quanto avevano già ribadito nella sentenza Italgomme che «il quadro giuridico interno non fornisce garanzie procedurali sufficienti, in particolare nella misura in cui le misure contestate non sono soggette a un efficace controllo giurisdizionale a posteriori della loro legalità, necessità e proporzionalità». Anche alla luce di ciò, «l’eccezione preliminare del Governo relativa al mancato esaurimento dei rimedi interni deve essere respinta».








