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5 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:09
In un’Europa che rivendica la propria autonomia strategica, ma che finisce quasi sempre per inchinarsi al più potente alleato americano, indipendentemente da quale presidente si trovi alla Casa Bianca, una voce si leva sempre più distinta dal coro quasi unanime degli Stati membri. Lo ha fatto anche mercoledì, quando per bocca del capo del governo, Pedro Sánchez, ha risposto alle minacce del presidente Usa, Donald Trump, di interrompere ogni rapporto commerciale dopo il rifiuto di Madrid di offrire le proprie basi per sferrare l’attacco congiunto di Washington e Tel Aviv contro l’Iran. Così, mentre la Francia di Emmanuel Macron e la Germania di Friedrich Merz si affrettavano a dare il proprio supporto alla nuova guerra in Medio Oriente, il governo Meloni si nascondeva dietro a dichiarazioni vuote, rifiutandosi di prendere una posizione chiara, e i vertici delle istituzioni Ue invocavano la caduta del regime degli ayatollah, la Spagna decideva di staccarsi dal gruppo: “La posizione del governo spagnolo si riassume in quattro parole, ‘No a la guerra‘”, ha detto Sánchez. Il suo ultimo ¡No pasarán! non è però l’unico: dalla questione ambientale ai migranti, Madrid gioca una partita politica fuori dagli schemi di Bruxelles con un nuovo approccio europeista e progressista in Ue.













