Londra – La Cina è vicina, pure troppo, qui a Londra. Ieri sono state clamorosamente arrestate tre persone nel Regno Unito, accusate di collusione e di aver fatto la spia per Pechino. Una svolta ancora più grave di quanto si pensi, perché coinvolge direttamente il Labour, ossia il partito del primo ministro Sir Keir Starmer. Difatti uno degli arrestati, David Taylor, oltre a esser legato ai think tank “Asia House” e “SME4Labour”, è nientemeno che il marito di una deputata in Parlamento a Westminster, ossia la scozzese Joani Reid. Mentre gli altri due fermati, un 68enne e un 43enne gallesi, non sono stati nominati dalla polizia, ma sarebbero ex consiglieri del Labour, e uno di questi pure partner di un altro ex deputato del partito.

Non è chiaro di cosa siano accusati i tre. Ma, secondo la procura della Corona, avrebbero infranto il National Security Act del 2023, che ha inasprito le maglie contro gli agenti stranieri. La deputata Reid si tira subito fuori: «Non sono mai stata in Cina, non ho mai citato la Cina in Parlamento, non ho mai avuto rapporti con Pechino. Non c’entro niente». Le opposizioni, conservatori in primis, vanno però all’attacco: «Reid ha avuto anche accesso a siti sensibili della Difesa», dice il deputato tory Greg Stafford, «ci sono dati a rischio». Il problema è che i rapporti tra politica britannica e Cina sono sotto osservazione da tempo. Solo qualche mese fa, c’è stato un altro caso di presunte spie cinesi nel cuore di Westminster, ossia due collaboratori parlamentari di nome Christopher Cash e Christopher Berry, le cui accuse però sono state archiviate lo scorso anno, poco prima della delicata visita di Stato del premier Starmer a Pechino. Perché? È in atto da tempo un ping pong di recriminazioni. La procura incolpa il governo di non averla assistita adeguatamente — soprattutto a livello formale — per incriminare i due. Cosa negata dall’esecutivo laburista.