Da oggi Osvaldo Rocchi non è più il dirigente del commissariato Mecenate di Milano, quello in cui prestavano servizio Carmelo Cinturrino, l'assistente capo arrestato per l'omicidio a Rogoredo del pusher Abderrahim Mansouri, e gli altri quattro colleghi indagati con l'accusa di favoreggiamento e omissione di soccorso.

Il dirigente è stato messo a disposizione della Questura di Milano. Già avviato l'iter per la nomina del successore, che avverrà nei prossimi giorni.

Dal boschetto di Rogoredo a una intera zona di Milano che abbraccia via Mecenate, piazza Corvetto e si spinge fino a Calvairate. Si allarga l'indagine nata dall'omicidio di Abderrhaim Mansouri, il pusher ucciso lo scorso 26 gennaio dall'assistente capo di Polizia Carmelo Cinturrino, finito in carcere dieci giorni fa. L'inchiesta coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola, partendo dalla necessità di far luce sul movente che ha spinto il poliziotto a sparare al 28enne, sta passando in rassegna parecchie testimonianze. Si stanno convocando a tappeto persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con il poliziotto. Non solo tossicodipendenti e spacciatori da lui arrestati, ma anche chi lo ha 'incrociato' durante le sue dubbie operazioni antidroga su cui ora si sta scavando. Per rendere l'idea dell'attività investigativa in corso, quattro persone sono state convocate in Procura in meno di due giorni. Dopo le 'confessioni' dei colleghi di Cinturrino, sono stati raccolti e si proseguirà con un ritmo serrato a raccogliere elementi, a cui poi si dovranno trovare i riscontri. Si è a caccia, per esempio, di immagini come un video del pestaggio di un disabile, di cui si è parlato, o di una presunto indebito sequestro di soldi. E poi ci saranno da incrociare i racconti, magari alcuni da 'cristallizzare' con un incidente probatorio, e valutarli anche alla luce di verifiche tecnico-scientifiche. Inoltre si vuole appurare se, eventualmente, abbia avuto complici o coperture al commissariato Mecenate dove era in servizio e dove è stato fermato. Intanto il prossimo 9 marzo, il Tribunale del Riesame ha fissato l'udienza in cui i nuovi difensori dell'assistenza capo, Marco Bianucci e Davide Giugno, discuteranno la richiesta degli arresti domiciliari per Cinturrino, Che ancora, pur ammettendo la messinscena della pistola e di aver alterato la scena del delitto, dice di aver sparato per paura e nega di aver mai chiesto il 'pizzo', soldi e droga, agli spacciatori per lasciarli lavorare indisturbati.