Valichi alpini e Ets marittimo: due nodi destinati a venire al pettine nel 2026 con ricadute non solo per la logistica ma soprattutto per imprese ed export.
I responsi attesi per l'estate sui transiti alpini
In estate dovrebbe arrivare la sentenza della Corte di Giustizia europea sul ricorso presentato dall’Italia contro le interruzioni austriache al Brennero, il passaggio alpino più trafficato con oltre 50 milioni di tonnellate di merce annua: stop che limitano la capacità al 50% con impatti negativi per 400 milioni di euro all’anno.
C’è poi l’incognita del Tunnel del Monte Bianco: la Commissione intergovernativa Italia-Francia che tornerà a riunirsi prima dell’estate potrà decidere, sulla base dei cantieri test dell’ultimo biennio, se il risanamento avverrà con chiusure trimestrali o se programmare uno stop totale di qualche anno. Anche in questo caso le stime correnti degli impatti economici sono nell’ordine di centinaia di milioni all’anno.
Secondo Uniontrasporti, i problemi dei valichi alpini - con le ricadute in termini di ritardi, di maggiori costi di trasporto e quindi di marginalità delle aziende – sono un tema di competitività del Paese che rischia di risentirne nell’export come nelle scelte di investimento da parte dei gruppi industriali posizionati, o interessati a posizionarsi, in Italia. Dai valichi, dicono i numeri, passa circa l’80% delle 240 milioni di tonnellate di merci che l’Italia scambia ogni anno con gli altri Paesi europei.






