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4 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:03

Processare per direttissima e mandare subito in carcere i ragazzini trovati con un coltello addosso. È l’input arrivato dal ministero della Giustizia in una riunione con i presidenti dei Tribunali per i minorenni di tutta Italia, tenuta giovedì scorso in videoconferenza dalla capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, e dal capo dipartimento della Giustizia minorile Antonio Sangermano. Un vertice operativo convocato dopo l’entrata in vigore dell’ultimo decreto Sicurezza, che inasprisce in modo estremo le norme sul porto di armi da taglio: da un lato, infatti, moltiplica le pene per chi porta “senza giustificato motivo” lame superiori agli otto centimetri (si rischieranno fino a sei anni di carcere); dall’altro mette del tutto fuorilegge i coltellini pieghevoli con lama sopra i cinque centimetri, per cui non sarà più ammesso nemmeno il “giustificato motivo” (nonostante migliaia di persone li usino quotidianamente per lavoro). La stretta è stata decisa sull’onda di alcuni casi di cronaca che hanno riguardato minori o neo-maggiorenni, in primis l’omicidio di uno studente di scuola superiore a La Spezia. Così, per rafforzare l’impatto della nuova legge, il governo ha chiesto la collaborazione dei magistrati: nell’incontro il ministero ha sondato la possibilità di applicare in tutta Italia un protocollo già in vigore a Napoli, in base al quale i minori che portano coltelli devono essere processati per direttissima, cioè subito, usando una speciale norma antimafia approvata dopo le stragi. Un modo per arrivare il prima possibile a una condanna e magari al carcere, mostrando il pugno duro dello Stato contro la violenza giovanile.