Quando nelle prime ore di sabato mattina, aerei americani e israeliani hanno colpito la Repubblica islamica dell’Iran, «eravamo pronti», dice Boaz Bismuth, presidente della Commissione per gli affari esteri e la difesa della Knesset, mentre dal telefono inizia a urlare una sirena. Preferisce che la richiami? «No. È importante che tutti capiscano che non abbiamo paura: pagheremo qualunque prezzo e sopporteremo per tutto il tempo necessario anche per voi. Perché il nostro obiettivo è la pace». Bismuth fa parte del partito di governo Likud, lo stesso del Primo ministro Benjamin Netanyahu, e nei mesi scorsi s’è conquistato le prime pagine dei quotidiani nazionali perché ha sul tavolo uno dei dossier più divisivi: il disegno di legge per regolamentare la leva militare degli Haredim, gli ebrei ultraortodossi, cercando di non alienarsi il consenso dei religiosi né delle forze armate. Con qualche scappatoia, Bismuth ha scelto la via mediana: a fronte di 80mila ultraortodossi idonei al servizio militare che non si sono arruolati, e a fronte delle 12mila reclute di cui hanno bisogno le Forze di difesa israeliane, la legge assicurerà la coscrizione di 27mila haredim nei prossimi tre anni. Fuori dalla Commissione, il parlamentare è molto meno diplomatico: «Abbiamo imparato che in Medio Oriente la vittoria è il valore supremo. Qualunque altra opzione è garanzia che, presto o tardi, il nemico inizierà un’altra guerra».