Compagno della titolare di una storica armeria di Asti, Angelo Bufalino, 63 anni, aveva accesso a pistole e fucili come se quella attività fosse un luna park. E forse gli sembrava proprio così, un gioco, lavorando a fianco della convivente, Marcella Francesca Borio che aveva ereditato quel negozio in corso Alfieri, conosciuto e frequentato da un’ampia rete di clienti: collezionisti, cacciatori, appassionati, appartenenti alle forze dell’ordine e poi tutti gli altri, non sempre con una fedina penale specchiata. Ma quando la donna è morta, nel dicembre 2024, a seguito di una malattia incurabile, sono bastati pochi controlli da parte della questura per scoprire un deposito illegale di armi e polvere da sparo. L’uomo, accusato di aver detenuto illegalmente una montagna di fucili, munizioni e fuochi d’artificio, è stato condannato a 2 anni e sei medi di reclusione con rito abbreviato.
L’inchiesta
Un’inchiesta delicata, coordinata dal procuratore aggiunto Laura Deodato, scattata dopo la morte della donna. Esaminando i registri dell’armeria e tutto il materiale in deposito, gli investigatori della polizia hanno scoperto una valanga di irregolarità nella gestione e nella custodia delle armi. Angelo Bufalino è risultato il custode di un arsenale senza averne titolo. Anche perché dal 2023, su decisione della prefettura, era stato colpito da un divieto specifico di detenzioni armi. Per effetto di un suo coinvolgimento, seppur marginale, nell’inchiesta su una vasta rete criminale attiva nell’Astigiano. In contatto con Francesco Belfiore, 50 anni, l’imprenditore edile di Frinco finito nei guai estorsione aggravata dal metodo mafioso, e cognome di spicco nella genealogia della ‘ndrangheta, gli aveva riparato una pistola, senza preoccuparsi delle formalità.






