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Il conducente riferisce di un trauma subito aiutando un disabile a salire sul mezzo che gli avrebbe causato fitte sempre più forti fino al mancamento
Proseguono le indagini sull’incidente del tram di Milano dello scorso venerdì 27 febbraio, che ha causato la morte di 2 persone e il ferimento di altre decine, alcune delle quali in modo grave. Il punto centrale da chiarire in queste fasi è come sia stato possibile un incidente simile: il mezzo coinvolto è uno degli ultimi entrati in servizio e dispone dei più avanzati sistemi di sicurezza, il conducente è uno dei più esperti in servizio da Atm con 35 anni lavoro alle spalle. Quel mancato scambio, che ha poi portato allo scarrocciamento, deve avere una spiegazione. Il conducente, attualmente indagato, ha parlato di un malore, che è l’ipotesi più ricorrente anche tra gli investigatori.
C’è anche un dettaglio, riportato da il Giorno, che l’uomo avrebbe riferito alla polizia locale impegnata negli accertamenti, riguardo un evento accaduto nei primi momenti del turno pomeridiano di quella giornata di lavoro. In zona Stazione Centrale, infatti, il conducente ha riferito di essere uscito dalla cabina di guida per agevolare la salita a bordo di un passeggero disabile, seguendo il protocollo previsto da questi casi. Tuttavia, nel corso dell’operazione, la sedia a rotelle gli è salita sul piede, nello specifico l’alluce del piede sinistro, generandogli un trauma.






