Un altro balzo a doppia cifra, che porta il valore del mercato, per la sola osservazione della Terra, a 340 milioni di euro.
La nuova edizione dell’Osservatorio sulla Space Economy del Politecnico di Milano evidenzia ancora una volta la dinamicità del settore, ormai diventato business rilevante per chi opera già in questi ambiti ma terreno di caccia sempre più presente nei radar di aziende di altri comparti, che guardano allo Spazio come fonte di diversificazione.
Filiera, quella delle Spazio, che in effetti è sempre più articolata, con il 60% delle imprese ad integrare attività spaziali con altri comparti complementari e adiacenti: i settori più citati includono aviazione (26%), metalmeccanico (21%), automobilistico (20%). Filiera altamente avanzata, in cui un’impresa su due ha già adottato l’Intelligenza Artificiale e 6 aziende su 10 adottano modelli di servitizzazione degli asset spaziali.
Le ricadute sul progresso tecnologico ed economico sono percepibili sempre di più anche in ambiti tradizionalmente lontani dall’ambito spaziale: oggi per un’azienda su due che non opera nel settore (55%) lo spazio è un’area di potenziale interesse per la diversificazione del business.
A non “decollare”, tuttavia, è ancora una volta la dimensione finanziaria, con le startup della Space Economy italiane in grado di raccogliere appena 25 milioni, in linea con il 2024, al netto del mega round da 150 milioni realizzato da D-Orbit, realtà che tuttavia ormai non può più rientrare nella classificazione delle new entry.







