Per incontrare Abel Ferrara bisogna andare nella sua Roma, dove ti presenta il clan: barista, ex moglie, figlia. Ti parla del memoir appena pubblicato, di un gangster movie ambientato a Bari. E si commuove: “Ogni giorno, ogni minuto. Anche in questa conversazione”
di Laura Piccinini
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Abel Ferrara ti dà un bacio e sorride sotto i riccioli grigi e da lì in poi si può solo stare ad aspettare che si incazzi o stufi, come da leggenda dell’Abel furioso. Così fanno i suoi amici-amori-attori sapendo che alla fine, fedele al nome biblico, è un buono, adorato dalle sue troupe (familiare e cinematografica, unite). E infatti ti regala un’ora e mezza del suo tempo e della sua voce roca, cult imitato dai cinefili su Instagram. Con la bottiglietta blu d’acqua frizzante simbolo degli ultimi 13 anni “da sobrio”, che gli tornerà utile per spiegarti lo stato del cinema oggi. “Non vorrà mica che ci incontriamo su Zoom?”, aveva chiesto da regista che adora “urlarti” le condizioni tutto-maiuscolo su WhatsApp, ci siano di mezzo le nostre 3 ore di treno Milano-Roma o le 9 di volo di un inviato del NYT. Il suo memoir Scene (La nave di Teseo) è un viaggio fuori dai denti e dai set e perfino un manuale di autoaiuto per liberarsi dalla “scimmia” di droghe e altro. Ma è l’altro Abel che va raccontato, lui e il suo clan, “e non fate la cazzata di mettere solo me nelle foto”. Così ti presenta Claudio, proprietario del suo secondo ufficio, che è il bar Brick Space, italocinese, terza generazione che non mette più le luci al neon nei negozi di piazza Vittorio ma è un designer supercool. Prima è stato con i gemelli D’Innocenzo freschi della visione di Marty Supreme dell’amico Josh Safdie, dove Abel ha un cameo già premiato come outstanding performance. E quando sei già sul treno del ritorno in partenza, ti manda l’ennesimo WhatsApp perché l’ex moglie Cristina Chiriac – attrice, madre di Anna, che suona l’arpa e ha la saggezza della scuola steineriana – ti aspetta nel suo ex appartamento dove lui ha girato l’autobiografico Tommaso, con l’intoccabile chitarra (che suona anche, regolarmente, al bar di cui sopra) . E che fai, non vuoi precipitarti a incontrarla? “Io non parlo bene l’italiano”, dice Ferrara, “perché accanirsi. A meno che non vivi con una fidanzata italiana”.










