«Sei troppo vecchia per essere una final girl». Queste parole vengono rivolte a Sidney Prescott (Neve Campbell) da uno dei vari serial killer mascherati noti come Ghostface che la perseguitano dal 1996 in «Scream 7», nuovo film del franchise al cinema dal 26 febbraio. È il primo con la regia di Kevin Williamson, che aveva scritto i primi due, qui anche co-sceneggiatore con Guy Busick. I primi quattro erano stati diretti da Wes Craven (1939-2015, il quarto «Scream», uscito nel 2011, era stato il suo ultimo film), anche regista e creatore di un’altra grande icona horror, Freddy Krueger di «Nightmare» (saga iniziata nel 1984).
Con Williamson torna prepotente la metanarrazione, del resto fulcro anche della serie tv «Dawson’s Creek» (1998-2003) da lui creata, con adolescenti consapevoli di essere in un cosiddetto teen drama e il protagonista Dawson Leery (interpretato da James Van Der Beek, prematuramente morto lo scorso 11 febbraio a quarantotto anni), fan sfegatato di Steven Spielberg, è stato tra i primi nerd protagonisti di una serie.
Arrivato al settimo capitolo il franchise torna alle origini dopo la discussa trasferta a New York del sesto film, nel quale si era cercata un’altra via, già iniziata nel quinto con l’introduzione dei personaggi delle sorelle Samantha (Melissa Barrera) e Tara Carpenter (Jenna Ortega), qui assenti: in «Scream 6» mancava Sidney (cosa di cui si lamentano i personaggi nel nuovo film) e moriva l’ex sceriffo Linus Riley (David Arquette), uno dei tre personaggi fissi della saga, quelli che potevano essere feriti anche molto gravemente ma non morire, il terzo è la sua ex, la cinica giornalista (e podcaster) Gale Weathers (Courtney Cox), che qui ritorna con gli assistenti Chad Meeks-Martin (Mason Gooding ) e la sorella Mindy (Jasmine Savoy Brown), la loro presenza è unico punto di contatto con la sesta pellicola.












